prayer2L’uomo che studia teologia [..] dovrebbe fare molta attenzione se progressivamente inizia a pensare in terza persona piuttosto che in seconda persona. Sapete cosa intendo per questo. Questa transizione da un livello di pensiero all’altro, da un personale relazione con Dio ad un riferimento a Lui puramente tecnico, di solito avviene nel momento in cui non leggo più le Sacre Scritture come una parola per me, ma solo come l’oggetto dei miei sforzi esegetici (ndt. di studio del testo). Questo è il primo passo verso il peggiore e più diffuso dei mali nel servizio cristiano, che si verifica in quanto spesso il predicatore trova difficile esporre il testo come una lettera che è stata scritta a lui, ma lo legge sotto l’impulso della domanda: “Come potrebbe questo essere usato in un messaggio?”. [..]

In sintesi, il metodo teologico è caratterizzato dal prendere in considerazione che Dio ha parlato e che ora quello che Dio ha detto richiede la nostra comprensione e la nostra risposta. Ma la comprensione è possibile solo quando riconosco che quello che è stato detto è diretto a me e quando sono coinvolto nel formulare una risposta. Solo nel dialogo il metodo teologico può essere compreso. [..]

Considerate che la prima volta in cui qualcuno parlò di Dio in terza persona e perciò non più con Dio, ma di Dio, è stato proprio il momento in cui risuonò la domanda: “Come? Dio vi ha detto di non…?” (cfr. Genesi 3:1). Questo fatto dovrebbe farci riflettere.

In contrasto, il Gesù crocifisso, nella più profonda oscurità dell’abbandono di Dio, non parla agli uomini, né si lamenta di questo Dio che lo ha abbandonato. Parla a Lui come “mio Dio” ed esprime il suo stesso lamento in una espressione della Parola di Dio, in modo che il “cerchio” tra Lui e il Padre sia completo. Anche questo dovrebbe farci riflettere.

Tratto da “A little Exercise for Young Theologians” (Un piccolo esercizio per giovani studenti di teologia) di Helmut Thielicke.

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Avrete forse già sentito questa illustrazione.. quando “spariamo” agli altri puntando l’indice verso di loro, abbiamo ben tre dita puntate verso noi stessi.

In altre parole, quando critichiamo una persona, ci esponiamo noi stessi alle critiche e rischiamo di essere giudicati ancora più pesantemente di quanto noi abbiamo fatto con gli altri. Gesù stesso insegnò a fare attenzione a togliere la pagliuzza nell’occhio di un altro, perchè potrebbe esserci una trave nel nostro occhio (Mt 7:3)

Ora, con questo non voglio dire certamente dire che non dobbiamo mai fare osservazioni negative ad altri. L’apostolo Paolo incoraggia a “esortare,  ammonire, confortare” (1Te 5:14) , cosa che implica evidentemente il giudizio di un comportamento negativo.

Quello, però, su cui vorrei portare a riflettere in questo articolo sono gli effetti che una valutazione negativa sul comportamento di altri può avere e soprattutto gli effetti dannosi che può portare il farlo in modo non corretto. In particolare vorrei considerare quando questo viene fatto dal pulpito, durante la predicazione.

Prima di fare una osservazione specifica su un comportamento di altri (anche se in modo “anonimo”, senza un riferimento diretto ad una persona), ti incoraggio a porti alcune domande su quanto vorresti dire:

  1. E’ veramente utile alle persone che mi ascoltano?Aiuta a comprendere meglio l’insegnamento biblico oggetto del mio messaggio oppure, al contrario, li distrae?
  2. Nasce in modo chiaro ed evidente dal testo che sto spiegando e dal suo contesto oppure sto piuttosto usando il testo come “trampolino di lancio” per parlare di qualcosa che non è attinente?
  3. Ci sono altri passi che dovrebbero essere presi in considerazione per fornire una applicazione più equilibrata? Ho il tempo necessario per considerarli?
  4. La mia osservazione potrebbe essere fraintesa da qualcuno? Ho il tempo di spiegare quello che voglio dire perché non crei incomprensioni?
  5. La mia osservazione potrebbe offendere qualcuno, che invece dovrebbe piuttosto essere corretto e ammonito in privato?

Una osservazione negativa durante una predicazione fatta in modo non opportuno potrebbe essere l’unica cosa che di quella predicazione verrà ricordata nel tempo, perché va a toccare in modo negativo le emozioni delle persone. In questo modo il contenuto buono e biblico del messaggio potrebbe essere vanificato anche solo da una piccola “osservazione”, magari messa in forma di “battuta”.

A motivo di tutto questo, facciamo molta attenzione agli esempi e ai riferimenti specifici che facciamo nella nostra predicazione, perché aiutino, anziché ostacolino la comprensione e l’applicazione della Parola di Dio.

Photo: http://www.flickr.com/photos/teddylambec/

Bible-Header_thumb-300x121Vivere per fede vuol dire guardare a Gesù per ogni nostra speranza, gioia e pace. Fare questo vuole dire riconoscere che non abbiamo le risorse spirituali in noi stessi. Al contrario dobbiamo costantemente cercare il misericordioso dono di Cristo, offerto a noi per mezzo dello Spirito. La vita cristiana è dipendenza costante dalla Parola dall’alto. Ogni giorno devo ascoltare la Sua grazia e rinnovare la mia fiducia in lui. Perchè? Perchè ogni giorno dimentico la Sua buona notizia e vivo nella carne.

Nelle Scritture incontriamo il Cristo risorto. Leggiamo la Bibbia non come una offerta spirituale, ma come un ricevere disperato. Apriamo la Bibbia non per impressionare Dio, ma perchè Lui possa impressionare noi nuovamente con il Suo Vangelo. Ci avviciniamo alla nostra devozione giornaliera come mendicanti che chiedono al nostro misericordioso Padre di nutrirci con il Suo pane di vita.

Tradotto dalla prefazione di “The King’s English” di Glen Scrivener.

item_8482511-400x250Ho sentito più volte fare riferimento al titolo di questo famoso libro come la sintesi di un approccio alla vita in cui si fa, si sceglie e si decide in base a quello che il proprio cuore desidera.

Ho anche sentito altri citare questo titolo e affermare che non dobbiamo andare dove ci porta il cuore, perchè in questo modo potremmo fare scelte dannose e pericolose.

Di fronte  a questo, la mia domanda, però, è: ma possiamo veramente non andare dove ci porta il nostro cuore?

Nel libro dei Proverbi (Pr 4:23) è scritto che “dal cuore provengono le sorgenti della vita”. Il cuore, inteso come la sede dei nostri affetti (non solo delle nostre emozioni o sentimenti), è il centro della nostra persona. L’uomo è prima di tutto un essere che ama e risponde all’amore, in quanto creato all’immagine di un Dio che è in stesso amore.

Ora, ciò che determina e dirige la vita dell’uomo, ciò che fa veramente la differenza è l’oggetto del nostro amore. Paolo descrive gli uomini (2Ti 3)come amanti di sè stessi (egoisti), del denaro, del piacere… anzichè di Dio. L’uomo, creato per amare Dio, ha rivolto il suo amore verso sè stesso e per questo dal suo cuore, come disse Gesù (Mr 7:20-23), nascono “cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi…”.

Ma cosa accade nel cuore di chi è nato di nuovo per la fede in Gesù? ”L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo” (Ro 5:5) ed è questo amore (non i nostri sforzi o la nostra volontà) che può produrre ora nella nostra vita un frutto di pace, gioia, bontà (Ga 5:22).

Ritornando quindi alla domanda iniziale, possiamo veramente non andare dove ci porta il nostro cuore? Se anche in determinati momenti e circostanze possiamo farlo per un certo tempo, la risposta che vedo nelle Bibbia è… no. Noi andiamo dove ci porta il nostro cuore, perchè così siamo stati fatti. Noi andiamo verso quello che è l’oggetto del nostro amore e verso le cose che l’oggetto del nostro amore desidera. 

Quali possono essere le implicazioni di questo nella tua vita? Quali possono essere le applicazioni nel tuo parlare, incoraggiare e anche predicare agli altri?

imagesIn questo blog ho cercato di dare suggerimenti e linee guida per la preparazione di un messaggio.

E’ giunto ora il momento di passare dalla teoria alla pratica

Ho caricato su questa pagina le mie predicazioni, perchè chi è interessato possa ascoltarle anche per vedere come ho cercato di mettere in pratica i principi esposti in questo blog.

Il servizio utilizzato permette anche di scaricare i files per ascoltarli successivamente e di abbonarsi al relativo podcast.

Suggerimenti e commenti da parte di chi li avrà ascoltati sono molto ben accetti!

Con questo articolo apro una nuova categoria del blog chiamata “consigli per la lettura”.

Gli articoli inseriti in questa sezione sono rivolti anche a chi non predica e hanno l’obiettivo di incoraggiare a leggere la Bibbia con gioia e amore per il Signore. Desidero condividere suggerimenti, principi, riflessioni e quant’altro possa essere utile per fare della lettura biblica un momento per incontrare e conoscere meglio Dio.

Inizio condividendo la traduzione di un articolo di Ron Frost dal titolo Leggere la Bibbia dall’inizio alla fine.

La terza e ultima caratteristica di una efficace introduzione è: introdurre al corpo del messaggio.

Il corpo del messaggio è l’idea del messaggio sviluppata nei suoi vari punti e l’introduzione al messaggio ha lo scopo di orientare l’ascoltatore verso questa idea.

Pertanto, nell’introduzione è bene prima di tutto chiarire, in modo più o meno esplicito, quale sarà l’argomento della predicazione.

Se il nostro messaggio sarà poi di tipo induttivo (dove l’idea viene completamente espressa solo alla fine), allora ci limiteremo ad introdurre il primo punto. Se, invece, abbiamo scelto un approccio deduttivo, l’idea stessa verrà espressa nella  introduzione. In questo secondo caso, spiegheremo anche che cosa faremo di questa idea nel corso del nostro messaggio: la spiegheremo, ne daremo dimostrazione o la applicheremo (puoi ricordare a questo riguardo quanto scritto sulla strategia del messaggio).

Soprattutto nel caso di un messaggio deduttivo, è importante che l’introduzione lasci interrogativi e domande in sospeso. Come in una bella storia o un bel film, una tensione non risolta è quello che porta ad un ascolto più attento e concentrato.

L’introduzione è un momento cruciale nel messaggio. Curane la preparazione secondo le linee guida che abbiamo visto e aiuterai i tuoi ascoltatori a ricevere il messaggio della Parola di Dio.

Photo: http://www.flickr.com/photos/waltstoneburner/

Nel precedente articolo ho illustrato la prima delle caratteristiche di una efficace introduzione: suscitare attenzione.

La seconda è: mettere in luce i bisogni.

Diversi studiosi della comunicazione hanno osservato che quando una persona riceve delle informazioni che incontrano i propri bisogni apprende più facilmente ed è più propenso a cambiare la propria opinione.

Se il nostro uditore capisce fin dall’inizio che quello che ascolterà dalla Parola di Dio può veramente essere utile e rilevante per i problemi, le necessità e le tensioni della sua vita di ogni giorno, sarà molto più motivato ed attento. Noi sappiamo che la Bibbia è attuale e può soddisfare i bisogni più profondi dell’uomo ed è molto utile mostrare questo fin dall’inizio del nostro messaggio.

Una domanda, una storia, una esperienza personale o una osservazione su un fatto accaduto sono alcuni dei modi attraverso i quali si può mettere alla luce nell’introduzione uno dei bisogni dell’essere umano che il testo biblico andrò poi a soddisfare.  Ad esempio, io ho recentemente usato nei miei messaggi queste frasi:

  • a volte vorremmo avere un’ora in più al giorno” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa è prioritario nell’uso del nostro tempo)
  • forse ci sono nostri amici o famigliari che hanno ascoltato tante volte la Parola di Dio ma ancora non credono” (per introdurre un testo in cui avremmo visto che cosa determina un ascolto della Parola di Dio che porta frutto)
  • a volte mi trovo così sopraffatto e preoccupato per le situazioni e le circostanze in cui sto vivendo da non riuscire a pensare ad altro” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa può dare certezza e speranza alla nostra vita)
  • chi non vorrebbe vedere il Signore compiere grandi cose nella nostra vita e nella nostra chiesa?” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa può impedire al Signore di operare nella nostra vita).

Nel pensare all’introduzione del tuo prossimo messaggio, ti consiglio quindi di pensare a quale bisogno della nostra vita viene incontro il testo biblico oggetto della predicazione e di mettere in luce questo bisogno fin dall’introduzione.

Non lasciare l’applicazione solo alla fine del messaggio, ma inizia ad individuare l’ambito in cui applicherai il testo fin dall’inizio. Questo aiuterà molto i tuoi ascoltatori e li preparerà meglio a ricevere l’insegnamento biblico.

Nella foto è raffigurata la “piramide di Maslow”, che rappresenta i bisogni dell’uomo. Puoi leggere di più su Wikipedia

Partire bene è molto importante. Ci sono gare sportive come la Formula 1 o la corsa di velocità dove anche solo un piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Anche nella comunicazione e, in particolare, nella predicazione, l’inizio è molto importante. Un buon uso dei primi minuti del messaggio può favorire e aiutare l’ascolto attento dell’intero messaggio.

Nel suo libro “Biblical Preaching” (la Predicazione Biblica) Haddon Robinson spiega che una introduzione al messaggio efficace dovrebbe avere 3 caratteristiche:

  1. suscitare attenzione
  2. mettere in luce i bisogni
  3. introdurre al corpo del messaggio

Mi soffermo ora sulla prima, lasciando le altre per un prossimo articolo.

Suscitare attenzione

Non possiamo assumere che i nostri ascoltatori siano sempre motivati ad ascoltare. Dobbiamo essere onesti nel dire che spesso ci sono distrazioni o preoccupazioni nella mente di chi si siede davanti al pulpito. A volte, anche solo la stanchezza rende difficile la concentrazione. Per questo è importante risvegliare l’attenzione fin dai primi minuti, perchè più andiamo avanti, più è difficile farlo.

I modi per suscitare interesse possono essere diversi. Robinson cita ad esempio:

  • un paradosso
  • una domanda retorica
  • un fatto sorprendente
  • una statistica
  • una battuta
  • una storia
  • un commento provocatorio e cuorioso sul testo (se è già stato letto)

Ricordi una introduzione che hai fatto o che hai ascoltato che è stata particolarmente efficace nel risvegliare l’attenzione? Condividila nei commenti!

Avete mai predicato lo stesso messaggio in più di una chiesa?

Poco tempo fa, sono stato invitato in una chiesa e mi è stato chiesto di predicare un testo, su cui avevo già predicato circa 2 anni prima. Vorrei approfittare di questa recente esperienza per condividere alcune riflessioni sul riutilizzo di messaggi.

Sicuramente, predicare su un testo già predicato permette di recuperare molto tempo, perché tutta la fase di studio del testo (e fino alla determinazione dell‘idea del testo) è già stata svolta.

Non penso, però, che si possa ripredicare lo stesso identico messaggio ad una chiesa diversa. Come ho già scritto in altri articoli, infatti, la predicazione è l’esposizione di un testo biblico ad uno specifico uditorio. Pertanto, essendo diverso l’uditorio, non può essere esattamente uguale il messaggio.

Tutta le fasi successive alla determinazione dell’idea del testo, devono essere in qualche modo riviste, alla luce di chi ci ascolterà. Ad esempio, le stesse applicazioni e illustrazioni che ho usato per predicare una chiesa con molti anziani non saranno ugualmente efficaci per un gruppo di soli giovani. Oppure, se nella mia chiesa non ho speso molto tempo per illustrare il contesto del libro perché sto predicando una serie di messaggi, lo dovrò sicuramente fare in una chiesa diversa.

Quanto più tempo è passato dalla prima predicazione, poi, tanto più sarà importante anche “rinfrescare” il nostro studio del testo e del suo contesto. Personalmente ho trovato particolarmente utile rileggere tutto il libro nel quale si trova il testo oggetto della predicazione ed in questa rilettura ho anche notato aspetti che non avevo colto pienamente la prima volta che l’ho studiato. D’altronde, la Parola del Signore è “vivente” (Eb 4:12) e le esperienze di vita e gli insegnamenti ricevuti ci permettono di raccogliere sempre più in profondità le ricchezze delle Scritture.

In conclusione, ho anche constatato l’utilità di avere scritto in occasione della prima predicazion un manoscritto completo di tutto il messaggio. A distanza di tempo, non ricordavo diversi particolari del testo e della sua interpretazione e mi è stato utile lavorare su quel manoscritto, adattandolo al mio nuovo uditorio e utilizzando i nuovi elementi che avevo raccolto nello studio del testo.

“Riciclare” un messaggio è una pratica comune a tutti i predicatori, penso, ma ricordiamoci che richiede comunque un tempo di preparazione specifico (da non sottostimare) perché la nostra conoscenza del testo sia “viva” nel nostro cuore e le nostre parole siano indirizzate alle persone che ci ascolteranno.

Ci sono altri aspetti per te importanti su questo argomento? Vuoi condividere la tua esperienza? Scrivilo nei commenti.

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