CERCASI-COLLABORATORISono passati quasi 5 mesi da quando ho scritto questo blog…

In questo tempo mi sono occupato di nuovi progetti in ambito “biblico” a cui dato la priorità ed alcuni di questi sono solo all’inizio e mi terranno occupato ancora per un po’. Mi dispiace, però, non continuare a scrivere su questa piattaforma per condividere quanto ho imparato e sto imparando a riguardo della predicazione e, più in generale, della teologia biblica. Mi dispiace anche perché alcuni di voi che leggete mi hanno a suo tempo incoraggiato a continuare a farlo (grazie per questo!).  Le idee sono tante, ma mi richiede tempo poterle esprimere in modo chiaro e leggibile in un post.

Per questo, ho pensato di “aprire” questo blog e farlo diventare non solo il mio… e sono “ufficialmente” alla ricerca di collaboratori che condividano questa idea e che vogliano contribuire a portarla avanti.

Se sei interessato e vuoi dedicarci un po’ di tempo, puoi collaborare:

  • revisionando gli articoli, migliorandone l’impaginazione e aggiungendo una bella immagine
  • traducendo dall’inglese porzioni di testi o articoli che ho raccolto nel mio studio e che vorrei condividere
  • (naturalmente) scrivendo direttamente articoli che io potrò revisionare e pubblicare

Se condividi gli obiettivi del blog che ho scritto in questo articolo e vuoi aiutarmi, aspetto un tuo messaggio!

 

Essere un cristiano consiste, prima di tutto, nel ricevere, chiedere e dipendere.

E’ quando non ti senti bisognoso (e, di conseguenza, preghi poco) che la tua comprensione della realtà viene meno e pensi e ti comporti in un modo che non è cristiano. Infatti, se cresci come cristiano, dovresti sentirti non più autosufficiente, ma ancora più bisognoso. Se così non è, non sono sicuro che tu stia crescendo spiritualmente. Quando senti veramente il bisogno di dipendere da Dio, invece, la preghiera nasce spontaneamente.

Tratto da: “Enjoy your prayer life” di Michael Reeves

Nella lettera ai credenti di Roma (Ro 1:15), Paolo scrive di essere pronto ad annunciare il Vangelo anche a loro. Ora, perché l’apostolo voleva predicare il Vangelo a persone che avevano già creduto? Non vi erano altri argomenti più importanti, più utili per la loro vita cristiana, la loro crescita e santificazione?

Questo desiderio di Paolo ci ricorda quanto sia fondamentale il Vangelo non solo per la salvezza dell’uomo, ma anche per la vita di chi è già salvato. Non a caso, infatti, la prima parte di molte delle sue lettere (ad esempio, la stessa lettera ai Romani) è dedicata proprio all’esposizione di quello che Dio ha fatto in Cristo e alle benedizioni che derivano dalla Sua opera. Solo successivamente, Paolo mostra nella pratica com’è la vita di chi è stato trasformato dalla grazia di Dio.

Abbiamo un assoluto bisogno di predicare anche noi oggi il Vangelo e non solo a chi ancora non crede, ma anche a chi crede. Altrimenti, corriamo il rischio di fare come i credenti della Galazia che, dopo aver “cominciato con lo Spirito”, volevano “raggiungere la perfezione con la carne” (Ga 3:3), dimenticando che come Dio ci ha salvato, così ci fa anche crescere e maturare: non mediante i nostri sforzi, ma mediante il Suo Spirito.

Come un caro amico mi ha recentemente ricordato, abbiamo sempre più bisogno di messaggi biblici che ci ricordino quello che Dio ha fatto, prima ancora di quello che noi possiamo fare per Dio.

 

La chiesa o, più correttamente, le persone nella chiesa dovrebbero smettere di aggiungere la parola “ma” alla fine delle loro frasi a riguardo della grazia. La grazia più qualcosa non è più grazia. La grazia meno qualcosa non è più grazia. (Andy Stanley)

La grazia è un favore immeritato. La grazia è qualcosa che non potevamo, non possiamo e non potremo mai guadagnarci.

La grazia viene concessa ad un condannato, a qualcuno che è stato riconosciuto colpevole e meritevole di una pena. La grazia non è la “condizionale”, che permette al condannato di evitare la pena se non ripete il reato per un certo tempo. La grazia è un “regalo”, che non deve e non potrà mai essere ricambiato.

Questa è la grazia che ci viene offerta in Gesù. Questa è la grazia di cui ci parla il Vangelo.

E quando a questa grazia aggiungiamo qualcosa (che noi possiamo fare), o togliamo qualcosa (di quello che Dio ha fatto), noi non predichiamo più il Vangelo.

abc-blackboard300pxQuesta mattina, prima dell’inizio della riunione della chiesa di cui facciamo parte, mio figlio di 6 anni mi ha detto: “Papà, sai cos’è la riunione? E’ dove si impara Dio!”.

Questa osservazione, così chiara e sintetica, mi ha portato a riflettere a lungo. Agli occhi di un bambino, la riunione è il posto dove si “impara” Dio…

Mi sono chiesto (e voglio estendere queste domande a chi legge): quale immagine di Dio danno le nostre riunioni? Cosa imparano di Dio i nostri bambini attraverso quello che facciamo? Cosa imparano dai nostri canti, le nostre preghiere, le nostre predicazioni? Cosa imparano dai nostri saluti, le nostre conversazioni, i nostri volti?

Dio ci aiuti a conoscerlo meglio e ad insegnare ai nostri bambini (e non solo!) chi Lui è veramente.

photo: http://thetyee.cachefly.net

lettura BibbiaQuando predichi, quanto a lungo rimangono aperte le Bibbie?

1. Aperte fino alla fine della lettura del testo. Forse i tuoi ascoltatori conoscono per esperienza che una volta che la lettura del testo è terminata, il messaggio andrà qua e là ed il testo che è stato letto diventerà un lontano ricordo. Essi potranno aprire le Bibbie per la lettura, ma, una volta terminata, le Bibbie veranno chiuse. Ti chiedo allora: ma cosa stai predicando?

2. Aperte fino a quando il distacco non è evidente. Forse guarderanno al testo e ascolteranno per un po’. Ma poi sarà evidente che il tuo messaggio non ha un reale collegamento con il passo biblico. Ad un certo punto chiuderanno le loro Bibbia in un momento di silenziosa frustrazione e rimarranno seduti aspettando l’inno finale. Oppure…

3. Aperte come una alternativa all’ascolto. Forse rimarranno aperte in modo che l’ascoltatore possa impegnarsi in qualcosa mentre il tuo messaggio continua. Per qualche motivo, non sono riusciti a rimanere attenti e hanno deciso che, anziché essere frustrati, leggeranno qualcosa nella Bibbia, in modo da fare un uso migliore del tempo!

4. Aperte fino a quando le dita non sono stanche. Questa è un’altra possibilità. Forse dopo il quattordicesimo riferimento ad un altro testo, diventano stanchi di cercare “seconda Esitazione” e decidono che sarebbe meglio smettere e provare piuttosto ad ascoltare, anziché cercare di rimanere al passo nel “gioco della Spada” (ndt gioco in cui si devono cercare i versetti nella Bibbia) versione adulti!

5. Aperte fino alla fine del messaggio. Forse le persone tengono le Bibbie aperte fino alla fine, verificando spesso che quello che stai dicendo corrisponde con il testo. Vedono che riflette accuratamente il passo biblico ed è allo stesso toccante e personale. Quando il messaggio finisce, le Bibbie vengono chiuse con cuori riconoscenti e vite che hanno ricevuto l’aiuto di cui avevano bisogno.

6. “Aperte” anche tornando a casa. Forse le persone chiudono le loro Bibbie con un dito sulla pagina del testo, perché inconsciamente non vedono l’ora di ritornare al passo e pregare ancora su di esso a casa. Questo sarebbe un buon segno di una predicazione efficace!

7. Aperte tutta la settimana. Forse predichi in modo che gli ascoltatori sono motivati e incoraggiati a tenere aperte le loro Bibbia tutta la settimana. Vogliono continuare a leggere il passo, a leggere altro, a leggere di più! Hanno scoperto che la Bibbia è accessibile, piacevole e rilevante per le loro vite. Non possono che voler ricercare ancora il Dio che tu hai mostrato loro la domenica. Ottima predicazione!

Tradotto con permesso dal blog Biblical Preaching di Peter Mead.

lettura BibbiaIn questo post voglio riproporre un articolo tradotto dall’inglese (già pubblicato circa un anno fa) sulla lettura della Bibbia. Ho ricevuto molti commenti positivi su questo scritto e perciò ho pensato di riproporlo per i nuovi lettori del blog.

Nello stesso tempo, voglio dare anche la mia disponibilità, per chi fosse interessato, per “provare” quanto suggerito nell’articolo: una lettura “condivisa” della Bibbia. Come potrai leggere nell’articolo, si tratta semplicemente di leggere la Bibbia sottolineando i versetti che più ci colpiscono e poi trovarsi regolarmente con un amico che sta facendo altrettanto e condividere questi versetti. Ho avuto modo di leggere la Bibbia in questo modo con un caro amico e sto continuando a farlo con mia moglie e non posso che confermarne l’utilità e la bellezza.

Quindi, se non hai un amico vicino a te con cui puoi provare a leggere la Bibbia insieme, sono a disposizione. Anche se siamo lontani, lo possiamo fare con Skype! (anche questo già provato..).

Puoi scaricare qui l’articolo: Che bello leggere la Bibbia insieme.

Puoi contattarmi scrivendomi da questa pagina.

Photo: http://www.harvestoakville.ca

“Non è un caso che innalzare Cristo e la gloria del Padre sia il modo migliore per cambiare il comportamento. La predicazione “moralista” senza una base teologica sembra un rimprovero continuo a “fare di più, fare meglio” e usa il senso di colpa per motivare il comportamento (una discutibile pratica pastorale che produce solo un cambiamento temporaneo). Al contrario, la visione di Dio suscita santi affetti, che sono la sede della volontà, e forma una visione del mondo profondamente Cristiana.”

Tratto da “Preaching with Variety” di J.D. Arthurs

prayer2L’uomo che studia teologia [..] dovrebbe fare molta attenzione se progressivamente inizia a pensare in terza persona piuttosto che in seconda persona. Sapete cosa intendo per questo. Questa transizione da un livello di pensiero all’altro, da un personale relazione con Dio ad un riferimento a Lui puramente tecnico, di solito avviene nel momento in cui non leggo più le Sacre Scritture come una parola per me, ma solo come l’oggetto dei miei sforzi esegetici (ndt. di studio del testo). Questo è il primo passo verso il peggiore e più diffuso dei mali nel servizio cristiano, che si verifica in quanto spesso il predicatore trova difficile esporre il testo come una lettera che è stata scritta a lui, ma lo legge sotto l’impulso della domanda: “Come potrebbe questo essere usato in un messaggio?”. [..]

In sintesi, il metodo teologico è caratterizzato dal prendere in considerazione che Dio ha parlato e che ora quello che Dio ha detto richiede la nostra comprensione e la nostra risposta. Ma la comprensione è possibile solo quando riconosco che quello che è stato detto è diretto a me e quando sono coinvolto nel formulare una risposta. Solo nel dialogo il metodo teologico può essere compreso. [..]

Considerate che la prima volta in cui qualcuno parlò di Dio in terza persona e perciò non più con Dio, ma di Dio, è stato proprio il momento in cui risuonò la domanda: “Come? Dio vi ha detto di non…?” (cfr. Genesi 3:1). Questo fatto dovrebbe farci riflettere.

In contrasto, il Gesù crocifisso, nella più profonda oscurità dell’abbandono di Dio, non parla agli uomini, né si lamenta di questo Dio che lo ha abbandonato. Parla a Lui come “mio Dio” ed esprime il suo stesso lamento in una espressione della Parola di Dio, in modo che il “cerchio” tra Lui e il Padre sia completo. Anche questo dovrebbe farci riflettere.

Tratto da “A little Exercise for Young Theologians” (Un piccolo esercizio per giovani studenti di teologia) di Helmut Thielicke.

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Avrete forse già sentito questa illustrazione.. quando “spariamo” agli altri puntando l’indice verso di loro, abbiamo ben tre dita puntate verso noi stessi.

In altre parole, quando critichiamo una persona, ci esponiamo noi stessi alle critiche e rischiamo di essere giudicati ancora più pesantemente di quanto noi abbiamo fatto con gli altri. Gesù stesso insegnò a fare attenzione a togliere la pagliuzza nell’occhio di un altro, perchè potrebbe esserci una trave nel nostro occhio (Mt 7:3)

Ora, con questo non voglio dire certamente dire che non dobbiamo mai fare osservazioni negative ad altri. L’apostolo Paolo incoraggia a “esortare,  ammonire, confortare” (1Te 5:14) , cosa che implica evidentemente il giudizio di un comportamento negativo.

Quello, però, su cui vorrei portare a riflettere in questo articolo sono gli effetti che una valutazione negativa sul comportamento di altri può avere e soprattutto gli effetti dannosi che può portare il farlo in modo non corretto. In particolare vorrei considerare quando questo viene fatto dal pulpito, durante la predicazione.

Prima di fare una osservazione specifica su un comportamento di altri (anche se in modo “anonimo”, senza un riferimento diretto ad una persona), ti incoraggio a porti alcune domande su quanto vorresti dire:

  1. E’ veramente utile alle persone che mi ascoltano?Aiuta a comprendere meglio l’insegnamento biblico oggetto del mio messaggio oppure, al contrario, li distrae?
  2. Nasce in modo chiaro ed evidente dal testo che sto spiegando e dal suo contesto oppure sto piuttosto usando il testo come “trampolino di lancio” per parlare di qualcosa che non è attinente?
  3. Ci sono altri passi che dovrebbero essere presi in considerazione per fornire una applicazione più equilibrata? Ho il tempo necessario per considerarli?
  4. La mia osservazione potrebbe essere fraintesa da qualcuno? Ho il tempo di spiegare quello che voglio dire perché non crei incomprensioni?
  5. La mia osservazione potrebbe offendere qualcuno, che invece dovrebbe piuttosto essere corretto e ammonito in privato?

Una osservazione negativa durante una predicazione fatta in modo non opportuno potrebbe essere l’unica cosa che di quella predicazione verrà ricordata nel tempo, perché va a toccare in modo negativo le emozioni delle persone. In questo modo il contenuto buono e biblico del messaggio potrebbe essere vanificato anche solo da una piccola “osservazione”, magari messa in forma di “battuta”.

A motivo di tutto questo, facciamo molta attenzione agli esempi e ai riferimenti specifici che facciamo nella nostra predicazione, perché aiutino, anziché ostacolino la comprensione e l’applicazione della Parola di Dio.

Photo: http://www.flickr.com/photos/teddylambec/

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