Nell’ultimo articolo, abbiamo considerato il ruolo del predicatore nella predicazione.

Non dobbiamo dimenticare, però, che la predicazione non è solo una attività “umana”, ma è nello stesso tempo una attività “divina”.

In due definizioni della predicazione che in precedenza ho citato, leggiamo:

  • “… un passo nel suo contesto, che lo Spirito Santo prima applica alla personalità e all’esperienza del predicatore e poi, attraverso il predicatore, applica agli uditori.” (Haddon Robinson)
  • “Predicazione = la comunicazione orale di una verità biblica da parte dello Spirito Santo…” (Vines & Shaddix)

Dio, nella persona dello Spirito Santo, è protagonista nella predicazione della Sua Parola. Dio opera nel predicatore, prima, durante e dopo la predicazione. Dio opera negli ascoltatori, prima, durante e dopo la predicazione.

Non dobbiamo trascurare questo aspetto, nè trascurare il ruolo del predicatore. La predicazione è una attività umana e divina allo stesso tempo e considerare uno solo di questi aspetti ci porterebbe a comportamenti e pensieri sbagliati.

  • Se vediamo la predicazione solo o prevalentemente come una attività umana, corriamo il rischio di avere fiducia solo nelle nostre capacità e nei nostri talenti, senza ricercare in preghiera la guida e l’opera del Signore nella predicazione.
  • Se vediamo la predicazione solo o prevalentemente come una attività divina, corriamo il rischio di trascurare lo studio del testo biblico e la preparazione del messaggio, pensando che sarà lo Spirito a guidarci in quello che dovremo dire… Naturalmente, lo Spirito Santo può fare questo! Ma ciò non deve essere una scusa per non mettere il nostro impegno nella preparazione.

Qual è il tuo pensiero a riguardo di queste cose? Nella tua esperienza, come si può raggiungere l’equilibrio tra impegno del predicatore e dipendenza dallo Spirito Santo?

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