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Una volta definito l’obiettivo del nostro messaggio, dobbiamo cercare, ovviamente, di raggiungerlo. Uno dei mezzi più importanti per farlo è la cosiddetta “idea del testo” detta anche “idea omiletica“.

Come suggerisce Haddon Robinson nel suo testo sulla predicazione, se l’obiettivo è il centro del bersaglio che vogliamo colpire, l’idea del messaggio è la freccia che ci permettte di raggiungerlo.

L’idea del messaggio non è altro che una riformulazione dell’idea del testo in una frase, in cui il concetto principale del testo biblico viene espresso con parole relative all’esperienza e alla conoscenza del nostro uditorio e non più al contesto specifico di quel testo.

Ad esempio, riprendiamo il testo di 1° Timoteo 5:1-2:

Non riprendere con asprezza l’uomo anziano, ma esortalo come si esorta un padre; i giovani, come fratelli; le donne anziane, come madri; le giovani, come sorelle, in tutta purezza.

L’idea del testo era: “Timoteo doveva comportarsi nei confronti delle diverse persone nella chiesa come se fossero stati la sua famiglia.”

L’idea del messaggio può essere: “Comportati con gli altri credenti come se fossero la tua famiglia.”

In quest’ultima, come notate, non vi è più il riferimento a Timoteo, ma lo stesso concetto viene applicato a chi ascolta la predicazione,  in modo diretto, sintetico e di facile memorizzazione.

L’idea del messaggio potrà essere espressa durante il messaggio in uno o più punti (anche a seconda della struttura che daremo allo stesso), ma, soprattutto, sarà la base di tutto quello che diremo e ci aiuterà ad orientare meglio il nostro messaggio per raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti.

photo: http://www.flickr.com/photos/globevisions/

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Definire il significato di “idea” è cosa tutt’altro che semplice. Se provi a cercare questa parola nei dizionari, potrai constatarlo tu stesso.

Al di là di questa difficoltà, è molto importante per chi studia e predica la Parola riconoscere che i testi (quello biblico e non solo) non solo fatti solo di parole, di frasi, di dettagli, ma soprattutto di idee che uniscono tra di loro i dettagli e comunicano il pensiero dell’autore. Idea ha il significato di concetto, principio, verità ed è ciò che l’autore di un testo vuole trasmettere attraverso affermazioni, spiegazioni o illustrazioni.

Un’idea può anche essere trasmessa senza parole. Pensate alle pubblicità (anche a quelle con solo immagini e musica) che quasi sempre non cercano di promuovere solo un prodotto, ma anche un messaggio associato a quel prodotto (ad esempio: le donne saranno attratte dagli uomini che usano questo profumo!).

Il mondo è pieno di “idee”,  tante vere, tante assolutamente false, ma chi predica la Parola ha il compito di comprendere e trasmettere le idee della Bibbia.

Abbiamo già sfiorato il concetto di “idea” in un precedente articolo, dove abbiamo ricordato l’importanza di predicare ogni volta almeno una “unità di pensiero”, cioè una porzione del testo biblico in cui è una “idea” è espressa in modo completo. E’ possibile predicare anche più unità di pensiero (fino ad un libro o più libri della Bibbia insieme!), ma è fondamentale collegare tra di loro le varie parti del testo e trovare qual è l’idea principale che li lega tra di loro.

Trovare questo collegamento non è semplice, anzi spesso è la parte più difficile della nostra preparazione. A volte è molto più semplice soffermarsi sui dettagli, su singole parole o frasi che conosciamo e richiamano alla nostra mente altri concetti biblici. Se vogliamo comprendere fino in fondo il testo biblico e scoprirne tutta la ricchezza e bellezza, però, non dobbiamo fermarci ai dettagli ma arrivare ad avere una visione di insieme del testo che stiamo studiando.

Questa visione di insieme ci permetterà di capire l’idea che l’autore del testo vuole comunicare e questa idea (opportunamente contestualizzata ai nostri uditori) dovrà anche essere il centro della nostra predicazione.

E’ largamente riconosciuto, infatti, che la comunicazione più efficace è quella che si basa su un singolo tema ed una singola idea, che i dettagli hanno poi lo scopo di chiarire, provare o applicare. Se le analizzate con attenzione, noterete che anche le predicazioni degli apostoli riportate nel libro degli Atti hanno un punto centrale che fa da perno a tutto il discorso. Ad esempio, l’idea della predicazione di Pietro nel giorno di Pentecoste è espressa alla fine (“Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”) e tutto ciò che precede serve per provare e dimostrare quest’ultima affermazione.

Vista la loro importanza, i concetti espressi in questo articolo saranno sviluppati e chiariti ancora in questo blog, ma per ora voglio incoraggiarti (oltre che a lasciare i tuoi commenti già ora se qualcosa non ti è chiaro!) a farti queste due domande quanto studi un testo e prepari il tuo messaggio:

  1. Qual è il punto centrale del testo? Quale idea vuole trasmettere l’autore?
  2. Qual è il punto centrale del mio messaggio? Quale idea voglio trasmettere?

Nella loro definizione di predicazione, Vines e Shaddix parlano della comunicazione di una verità biblica ad uno “specifico uditorio“.

La comprensione del significato di un testo biblico è indipendente da chi saranno le persone che ci ascoltano. Nel nostro studio della Bibbia, non dobbiamo lasciare che tradizioni, preconcetti o le opinioni di “potenziali” uditori ci impediscano di cogliere la verità biblica.

Nella nostra spiegazione del significato di un testo biblico, però, dobbiamo invece riflettere attentamente su chi sono le persone a cui stiamo parlando. Il nostro obiettivo è presentare la verità biblica in modo chiaro e utile per la vita di chi ci ascolta e questo ci porta a modificare o, meglio, “tarare” la nostra esposizione a seconda dello “specifico uditorio” che ci è davanti. Anche se il testo potrà essere lo stesso, non sarebbe appropriato predicare lo stesso identico messaggio, ad esempio, a un gruppo di adolescenti o agli ospiti di una casa di riposo!

Elenco ora alcuni elementi della predicazione che devono essere opportunamente considerati alla luce delle persone a cui parleremo:

  • il linguaggio (non solo la lingua, naturalmente, ma la complessità e la specificità dei termini)
  • la velocità e la durata dell’ esposizione (un gruppo di studenti universitari, ad esempio, è abituato a recepire più concetti e per una maggiore durata di tempo)
  • le illustrazioni (che saranno tanto più comprensibili, quanto più vicini alle esperienze di chi ci ascolta)
  • le applicazioni (anche in questo caso, più efficaci se inerenti ai problemi e i bisogni concreti del nostro uditorio)
  • la necessità di spiegare o meno concetti (legata alla maggiore o minore conoscenza che le persone hanno di quello di cui stiamo parlando)
  • la necessità di difendere o meno una verità (qualora sappiamo che nel nostro uditorio vi sono persone che hanno un pensiero diverso)

Nella tua preparazione, dopo che hai studiato il testo biblico e inizi a pensare a quello che potrai dire nel tuo messaggio, non dimenticare a chi stai parlando!

Ci sono altri elementi che dobbiamo tenere in considerazione nella nostra esposizione? Hai una esperienza utile a riguardo? Scrivilo nei commenti.


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