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prayer2L’uomo che studia teologia [..] dovrebbe fare molta attenzione se progressivamente inizia a pensare in terza persona piuttosto che in seconda persona. Sapete cosa intendo per questo. Questa transizione da un livello di pensiero all’altro, da un personale relazione con Dio ad un riferimento a Lui puramente tecnico, di solito avviene nel momento in cui non leggo più le Sacre Scritture come una parola per me, ma solo come l’oggetto dei miei sforzi esegetici (ndt. di studio del testo). Questo è il primo passo verso il peggiore e più diffuso dei mali nel servizio cristiano, che si verifica in quanto spesso il predicatore trova difficile esporre il testo come una lettera che è stata scritta a lui, ma lo legge sotto l’impulso della domanda: “Come potrebbe questo essere usato in un messaggio?”. [..]

In sintesi, il metodo teologico è caratterizzato dal prendere in considerazione che Dio ha parlato e che ora quello che Dio ha detto richiede la nostra comprensione e la nostra risposta. Ma la comprensione è possibile solo quando riconosco che quello che è stato detto è diretto a me e quando sono coinvolto nel formulare una risposta. Solo nel dialogo il metodo teologico può essere compreso. [..]

Considerate che la prima volta in cui qualcuno parlò di Dio in terza persona e perciò non più con Dio, ma di Dio, è stato proprio il momento in cui risuonò la domanda: “Come? Dio vi ha detto di non…?” (cfr. Genesi 3:1). Questo fatto dovrebbe farci riflettere.

In contrasto, il Gesù crocifisso, nella più profonda oscurità dell’abbandono di Dio, non parla agli uomini, né si lamenta di questo Dio che lo ha abbandonato. Parla a Lui come “mio Dio” ed esprime il suo stesso lamento in una espressione della Parola di Dio, in modo che il “cerchio” tra Lui e il Padre sia completo. Anche questo dovrebbe farci riflettere.

Tratto da “A little Exercise for Young Theologians” (Un piccolo esercizio per giovani studenti di teologia) di Helmut Thielicke.

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Il re Salomone esortava suo figlio con queste parole: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, perchè da esso provengono le sorgenti della vita” (Pr 4:23). Anche Gesù disse chiaramente che “è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi…” (Mr 7:21).

Di questa importante verità, dobbiamo tenere conto anche nella nostra predicazione. Se il cuore è il centro dell’uomo, al cuore si deve rivolgere prima di tutto il nostro messaggio. Se desideriamo che la nostra predicazione produca un vero cambiamento nella vita di chi ci ascolta, dobbiamo focalizzarci su ciò che è l’origine di ogni pensiero, desiderio, parola e azione dell’uomo.

Come realizzare questo?

Ci sono diverse implicazioni di questo concetto, che toccano altrettanti aspetti del nostro messaggio (struttura, applicazioni, illustrazioni..).

In questo articolo, però, vorrei portarvi a riflettere su una citazione che ho trascritto tanti anni fa nella lista delle mie frasi preferite:

“Come ho imparato, solo quanto viene dal cuore raggiunge il cuore.” (Ingrid Trobish)

Vuoi raggiungere il cuore di chi ti ascolta? Assicurati che quello che dici arrivi veramente dal tuo cuore.

In questo blog ho parlato spesso di tecniche, metodi, strategie. Naturalmente ritengo che tutto questo sia importante, perchè ci aiuta a comunicare in modo chiaro ed efficace, ma ancora più importante è che quello che predichiamo non sia solo frutto della nostra mente, ma sia l’espressione di un cuore che ama ed è vicino al Signore.

In vista della predicazione, perciò, prepariamo con cura il nostro messaggio, prepariamo con cura quello che diremo, ma, prima di tutto, prepariamo ogni giorno il nostro cuore, curando la nostra relazione con il Signore di cui predichiamo la Parola.

Picture: www.leehansen.com

Nell’ultimo articolo, abbiamo considerato il ruolo del predicatore nella predicazione.

Non dobbiamo dimenticare, però, che la predicazione non è solo una attività “umana”, ma è nello stesso tempo una attività “divina”.

In due definizioni della predicazione che in precedenza ho citato, leggiamo:

  • “… un passo nel suo contesto, che lo Spirito Santo prima applica alla personalità e all’esperienza del predicatore e poi, attraverso il predicatore, applica agli uditori.” (Haddon Robinson)
  • “Predicazione = la comunicazione orale di una verità biblica da parte dello Spirito Santo…” (Vines & Shaddix)

Dio, nella persona dello Spirito Santo, è protagonista nella predicazione della Sua Parola. Dio opera nel predicatore, prima, durante e dopo la predicazione. Dio opera negli ascoltatori, prima, durante e dopo la predicazione.

Non dobbiamo trascurare questo aspetto, nè trascurare il ruolo del predicatore. La predicazione è una attività umana e divina allo stesso tempo e considerare uno solo di questi aspetti ci porterebbe a comportamenti e pensieri sbagliati.

  • Se vediamo la predicazione solo o prevalentemente come una attività umana, corriamo il rischio di avere fiducia solo nelle nostre capacità e nei nostri talenti, senza ricercare in preghiera la guida e l’opera del Signore nella predicazione.
  • Se vediamo la predicazione solo o prevalentemente come una attività divina, corriamo il rischio di trascurare lo studio del testo biblico e la preparazione del messaggio, pensando che sarà lo Spirito a guidarci in quello che dovremo dire… Naturalmente, lo Spirito Santo può fare questo! Ma ciò non deve essere una scusa per non mettere il nostro impegno nella preparazione.

Qual è il tuo pensiero a riguardo di queste cose? Nella tua esperienza, come si può raggiungere l’equilibrio tra impegno del predicatore e dipendenza dallo Spirito Santo?

La predicazione è l’esposizione del messaggio della Bibbia, che, in quanto Parola di Dio, dovrà essere sempre al centro di quello che diciamo.

Il messaggio della Bibbia, però, non ci arriva in modi soprannaturali (anche se questo è avvenuto nel corso della storia) ma attraverso messaggeri umani.

Questo è avvenuto in passato, quando Dio si è servito di uomini come noi per formare il canone della Bibbia che è nelle nostre mani. Questo avviene anche oggi nella predicazione.

In due definizioni della predicazione che ho in precedenza citato leggiamo, infatti:

  • “La predicazione espositiva è la comunicazione di un concetto biblico [….] che lo Spirito Santo prima applica alla personalità e all’esperienza del predicatore e poi, attraverso il predicatore, applica agli uditori.” (Robinson)
  • “Predicazione = la comunicazione orale di una verità biblica da parte dello Spirito Santo, attraverso una personalità umana (Vines & Shaddix)

La predicazione prevede un “predicatore”, che è il messaggero attraverso il quale il messaggio della Bibbia arriva a chi lo ascolta.

Questo principio (che in prima battuta potrebbe anche sembrare scontato) ha importanti implicazioni pratiche per il nostro servizio. Ne voglio citare alcune come motivo di riflessione e preghiera, senza volere in questo articolo spiegarle e approfondirle:

  • la preparazione del messaggero è altrettanto importante quanto la preparazione del messaggio
  • le mie esperienze ed il mio stato d’animo possono influenzare la mia esposizione del testo biblico
  • Dio vuole usare la mia personalità (il mio modo di esprimermi, le mie esperienze, la mia sensibilità) per comunicare il suo messaggio in un modo specifico ad uno specifico gruppo di persone
  • nella predicazione devo “essere me stesso” e non cercare di imitare lo “stile” di altri predicatori
  • chi sono e quello che faccio nella mia vita influenza la ricezione del messaggio da parte di chi lo ascolta (tanto più quando sono conosciuto)
  • devo applicare il testo biblico prima alla mia vita e poi alla vita di chi ascolta la mia predicazione.

Vedi altre implicazioni o hai oltre osservazioni sul ruolo del messaggero nella predicazione della Bibbia? Scrivile nei commenti!

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