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CERCASI-COLLABORATORISono passati quasi 5 mesi da quando ho scritto questo blog…

In questo tempo mi sono occupato di nuovi progetti in ambito “biblico” a cui dato la priorità ed alcuni di questi sono solo all’inizio e mi terranno occupato ancora per un po’. Mi dispiace, però, non continuare a scrivere su questa piattaforma per condividere quanto ho imparato e sto imparando a riguardo della predicazione e, più in generale, della teologia biblica. Mi dispiace anche perché alcuni di voi che leggete mi hanno a suo tempo incoraggiato a continuare a farlo (grazie per questo!).  Le idee sono tante, ma mi richiede tempo poterle esprimere in modo chiaro e leggibile in un post.

Per questo, ho pensato di “aprire” questo blog e farlo diventare non solo il mio… e sono “ufficialmente” alla ricerca di collaboratori che condividano questa idea e che vogliano contribuire a portarla avanti.

Se sei interessato e vuoi dedicarci un po’ di tempo, puoi collaborare:

  • revisionando gli articoli, migliorandone l’impaginazione e aggiungendo una bella immagine
  • traducendo dall’inglese porzioni di testi o articoli che ho raccolto nel mio studio e che vorrei condividere
  • (naturalmente) scrivendo direttamente articoli che io potrò revisionare e pubblicare

Se condividi gli obiettivi del blog che ho scritto in questo articolo e vuoi aiutarmi, aspetto un tuo messaggio!

 

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lettura BibbiaQuando predichi, quanto a lungo rimangono aperte le Bibbie?

1. Aperte fino alla fine della lettura del testo. Forse i tuoi ascoltatori conoscono per esperienza che una volta che la lettura del testo è terminata, il messaggio andrà qua e là ed il testo che è stato letto diventerà un lontano ricordo. Essi potranno aprire le Bibbie per la lettura, ma, una volta terminata, le Bibbie veranno chiuse. Ti chiedo allora: ma cosa stai predicando?

2. Aperte fino a quando il distacco non è evidente. Forse guarderanno al testo e ascolteranno per un po’. Ma poi sarà evidente che il tuo messaggio non ha un reale collegamento con il passo biblico. Ad un certo punto chiuderanno le loro Bibbia in un momento di silenziosa frustrazione e rimarranno seduti aspettando l’inno finale. Oppure…

3. Aperte come una alternativa all’ascolto. Forse rimarranno aperte in modo che l’ascoltatore possa impegnarsi in qualcosa mentre il tuo messaggio continua. Per qualche motivo, non sono riusciti a rimanere attenti e hanno deciso che, anziché essere frustrati, leggeranno qualcosa nella Bibbia, in modo da fare un uso migliore del tempo!

4. Aperte fino a quando le dita non sono stanche. Questa è un’altra possibilità. Forse dopo il quattordicesimo riferimento ad un altro testo, diventano stanchi di cercare “seconda Esitazione” e decidono che sarebbe meglio smettere e provare piuttosto ad ascoltare, anziché cercare di rimanere al passo nel “gioco della Spada” (ndt gioco in cui si devono cercare i versetti nella Bibbia) versione adulti!

5. Aperte fino alla fine del messaggio. Forse le persone tengono le Bibbie aperte fino alla fine, verificando spesso che quello che stai dicendo corrisponde con il testo. Vedono che riflette accuratamente il passo biblico ed è allo stesso toccante e personale. Quando il messaggio finisce, le Bibbie vengono chiuse con cuori riconoscenti e vite che hanno ricevuto l’aiuto di cui avevano bisogno.

6. “Aperte” anche tornando a casa. Forse le persone chiudono le loro Bibbie con un dito sulla pagina del testo, perché inconsciamente non vedono l’ora di ritornare al passo e pregare ancora su di esso a casa. Questo sarebbe un buon segno di una predicazione efficace!

7. Aperte tutta la settimana. Forse predichi in modo che gli ascoltatori sono motivati e incoraggiati a tenere aperte le loro Bibbia tutta la settimana. Vogliono continuare a leggere il passo, a leggere altro, a leggere di più! Hanno scoperto che la Bibbia è accessibile, piacevole e rilevante per le loro vite. Non possono che voler ricercare ancora il Dio che tu hai mostrato loro la domenica. Ottima predicazione!

Tradotto con permesso dal blog Biblical Preaching di Peter Mead.

“Non è un caso che innalzare Cristo e la gloria del Padre sia il modo migliore per cambiare il comportamento. La predicazione “moralista” senza una base teologica sembra un rimprovero continuo a “fare di più, fare meglio” e usa il senso di colpa per motivare il comportamento (una discutibile pratica pastorale che produce solo un cambiamento temporaneo). Al contrario, la visione di Dio suscita santi affetti, che sono la sede della volontà, e forma una visione del mondo profondamente Cristiana.”

Tratto da “Preaching with Variety” di J.D. Arthurs

imagesIn questo blog ho cercato di dare suggerimenti e linee guida per la preparazione di un messaggio.

E’ giunto ora il momento di passare dalla teoria alla pratica

Ho caricato su questa pagina le mie predicazioni, perchè chi è interessato possa ascoltarle anche per vedere come ho cercato di mettere in pratica i principi esposti in questo blog.

Il servizio utilizzato permette anche di scaricare i files per ascoltarli successivamente e di abbonarsi al relativo podcast.

Suggerimenti e commenti da parte di chi li avrà ascoltati sono molto ben accetti!

Avete mai predicato lo stesso messaggio in più di una chiesa?

Poco tempo fa, sono stato invitato in una chiesa e mi è stato chiesto di predicare un testo, su cui avevo già predicato circa 2 anni prima. Vorrei approfittare di questa recente esperienza per condividere alcune riflessioni sul riutilizzo di messaggi.

Sicuramente, predicare su un testo già predicato permette di recuperare molto tempo, perché tutta la fase di studio del testo (e fino alla determinazione dell‘idea del testo) è già stata svolta.

Non penso, però, che si possa ripredicare lo stesso identico messaggio ad una chiesa diversa. Come ho già scritto in altri articoli, infatti, la predicazione è l’esposizione di un testo biblico ad uno specifico uditorio. Pertanto, essendo diverso l’uditorio, non può essere esattamente uguale il messaggio.

Tutta le fasi successive alla determinazione dell’idea del testo, devono essere in qualche modo riviste, alla luce di chi ci ascolterà. Ad esempio, le stesse applicazioni e illustrazioni che ho usato per predicare una chiesa con molti anziani non saranno ugualmente efficaci per un gruppo di soli giovani. Oppure, se nella mia chiesa non ho speso molto tempo per illustrare il contesto del libro perché sto predicando una serie di messaggi, lo dovrò sicuramente fare in una chiesa diversa.

Quanto più tempo è passato dalla prima predicazione, poi, tanto più sarà importante anche “rinfrescare” il nostro studio del testo e del suo contesto. Personalmente ho trovato particolarmente utile rileggere tutto il libro nel quale si trova il testo oggetto della predicazione ed in questa rilettura ho anche notato aspetti che non avevo colto pienamente la prima volta che l’ho studiato. D’altronde, la Parola del Signore è “vivente” (Eb 4:12) e le esperienze di vita e gli insegnamenti ricevuti ci permettono di raccogliere sempre più in profondità le ricchezze delle Scritture.

In conclusione, ho anche constatato l’utilità di avere scritto in occasione della prima predicazion un manoscritto completo di tutto il messaggio. A distanza di tempo, non ricordavo diversi particolari del testo e della sua interpretazione e mi è stato utile lavorare su quel manoscritto, adattandolo al mio nuovo uditorio e utilizzando i nuovi elementi che avevo raccolto nello studio del testo.

“Riciclare” un messaggio è una pratica comune a tutti i predicatori, penso, ma ricordiamoci che richiede comunque un tempo di preparazione specifico (da non sottostimare) perché la nostra conoscenza del testo sia “viva” nel nostro cuore e le nostre parole siano indirizzate alle persone che ci ascolteranno.

Ci sono altri aspetti per te importanti su questo argomento? Vuoi condividere la tua esperienza? Scrivilo nei commenti.

Dalla lettura di alcuni articoli che ho scritto finora su questo blog (in particolare quelli che descrivono il “processo di predicazione“) potrebbe sembrare che il metodo sia l’aspetto più importante nella predicazione.

Sono assolutamente convinto dell’utilità di conoscere i principi fondamentali dell’interpretazione di un testo e della comunicazione (molti validi anche per testi che non siano la Bibbia). Molte di queste “regole” ci aiutano a non dire quello che il testo non dice e a comunicare in modo comprensibile la verità biblica. Avere un metodo, poi, è molto utile nei primi anni della nostra esperienza come predicatori, perché ci aiuta a consolidare quelle abitudini che ci permettono di essere “fedeli” alle Scritture.

Il metodo, però, non è l’aspetto prioritario nella predicazione, né la sua descrizione vuole essere l’obiettivo principale di questo blog.

Quello che desidero promuovere, infatti, è una visione.

  • Una visione di Dio che ci ama e che vuole avere una relazione con noi.
  • Una visione della Bibbia come la rivelazione di Dio, attraverso la quale possiamo conoscere il Suo cuore e quello che Lui desidera per noi.
  • Una visione della predicazione che mette veramente al centro Dio e la Sua Parola, che ne comunica correttamente il significato senza preconcetti e ne promuove l’applicazione concreta nella vita di oggi, che tiene conto della personalità e dei bisogni delle persone che ascoltano.

Tutto quello che scrivo (compresi gli articoli che potrei definire “tecnici”) ha lo scopo di illustrare questa visione biblica della predicazione ed aiutare a realizzarla.

La predicazione della Bibbia è stata usata in questo modo da tanti uomini di cui ci leggiamo nelle Scritture e nella storia della Chiesa, attraverso i quali Dio ha prodotto rinnovamenti straordinari. Anche noi oggi possiamo sicuramente raccontare di come Dio ci abbia parlato in modo speciale attraverso il messaggio di uomini che hanno predicato con cuore e sotto la guida dello Spirito la verità della Bibbia.

La mia preghiera e l’intento di questo articoli è che tutto questo possa realizzarsi sempre di più, ogni volta che la Bibbia viene aperta e predicata.

Photo: http://www.loonwatch.com

In alcuni paesi, domani 31 ottobre si celebra il Giorno della Riforma, festività nata per ricordare la Riforma Protestante. Il 31 ottobre 1517, infatti, Martin Lutero affisse le note 95 tesi nel portale della cattedrale di Wittenberg, in Germania.

Voglio cogliere questa occasione per ricordare il ruolo centrale che ebbe la predicazione della Bibbia in questo straordinario movimento. Per farlo vi traduco un brano tratto da uno testi che descrivono la Riforma Protestante, The Unquenchable Flame” (la fiamma inestinguibile) di Michael Reeves. Questo brano descrive il periodo della vita di Lutero successivo alla scomunica da parte del papa Leone X e dell’imperatore Carlo V:

Lutero […] ritornò a Wittenberg e, anzichè usare la forza per riformare, cercò di persuadere le persone con le Scritture attraverso una semplice e chiara predicazione. Egli credeva che la Parola di Dio dovesse prima convincere le persone e allora le vecchie corrotte strutture sarebbero collassate. Questo è esattamente quello per cui era stato davanti all’imperatore e cioè  che le Scritture dovessero guidare e dettare il pensiero e la condotta. Di conseguenza, Lutero non pensò mai di dovere ideare un grande programma per diffondere la Riforma. Egli voleva semplicemente “dare via libera” alla Parola di Dio e lasciar fare ad essa tutto il lavoro.

Possa questa convinzione nella potenza della Parola di Dio essere di esempio anche a noi oggi!

Con la formulazione dell‘idea del testo si conclude la prima parte della preparazione del messaggio, focalizzata sul testo biblico e indipendente da quello che sarà il nostro uditorio.

A questo punto dobbiamo iniziare a prendere in considerazione il contesto in cui avverrà la nostra predicazione: dove, quando e, soprattutto, a chi parleremo.

Ho già parlato di questo in un precedente articolo, ma ora vorrei condividere quello che normalmente faccio nella mia preparazione di un messaggio.

Una volta completato lo studio del testo mi fermo per pensare in modo specifico a come questo testo si può applicare alla mia vita. Di solito ho già raccolto delle riflessioni durante lo studio del testo, ma ora cerco di non pensare per un attimo che dovrò predicare questo testo per concentrarmi invece su quale effetto questo testo debba avere nel mio cuore e nella mia vita.

Dopo, penso in modo specifico a chi parlerò. Pregando per loro, queste sono alcune domande che mi pongo:

  • Chi sono le persone a cui predicherò il testo che ho studiato?
  • Quale conoscenza possono avere di questo testo?
  • Quali preconcetti possono avere?
  • Quali esperienze possono avere a riguardo di quanto è detto in questo testo?
  • Quali bisogni possono avere?
  • Come questo testo può aiutare queste persone nella loro vita?

La risposta a questa domande (che scrivo nei miei appunti) sarà la base per le fasi successive, quando cercherò di determinare l’0biettivo, l’idea e la sua struttura del messaggio.

Naturalmente rispondere a queste domande ci è più facile quando predichiamo nella nostra chiesa, di cui conosciamo bene le persone. Questo aspetto ci ricorda l’importanza per chi predica di parlare, ascoltare e essere vicino a chi ascolterà la sua predicazione, per potere conoscere quali sono i loro bisogni.

Quando predichiamo in altre chiese che conosciamo meno, siamo in una situazione diversa. In questo caso, ci può essere utile parlare con chi ci ha invitato o con persone di quella chiesa che già conosciamo. Altrettanto utile può essere leggere regolarmente le notizie sulle chiese italiane, visitare il sito web della chiesa o (strumento oggi molto utilizzato!) visitare le pagine Facebook. A volte, anche solo due chiacchiere con qualcuno prima dell’inizio dell’incontro o un veloce sguardo alla bacheca dei comunicati mi sono stati utili per capire meglio quali potevano essere gli incoraggiamenti e le illustrazioni più appropriate da inserire nel mio messaggio.

Se ti stai preparando per la prossima predicazione, ti incoraggio a dedicare del tempo specifico per pregare e pensare a chi parlerai. Se lo hai fatto, puoi condividere nei commenti se ti è stato utile.

La predicazione vera e propria ad un uditorio è l’ultimo atto di un processo che inizia nella solitudine della propria camera davanti al testo biblico.

Dopo aver illustrato nei precedenti articoli alcuni dei concetti che ritengo più importanti nella predicazione, voglio fare una panoramica delle varie fasi in cui si articola la preparazione in vista della predicazione.

Queste fasi diventeranno anche le principali categorie nelle quali saranno classificati da adesso in avanti gli articoli di questo blog.

Ecco l’elenco:

  1. Selezione del testo
  2. Studio del testo
  3. Ricerca dello scopo del testo
  4. Ricerca dell’idea principale del testo
  5. Analisi dell’uditorio del messaggio
  6. Definizione dello scopo del messaggio
  7. Definizione dell’idea principale del messaggio
  8. Elaborazione dello schema del messaggio
  9. Riempimento dello schema del messaggio
  10. Predicazione del messaggio

Nei prossimi articoli, vedremo in dettaglio ognuna di questa fasi. Per ora, concludo solo con alcune osservazioni di carattere generale:

–         il processo di predicazione inizia dal testo biblico (fasi 1-4) per poi “passare all’altra sponda” (vedi l’articolo un ponte tra due mondi) del nostro uditorio (fasi 5-10).

–         le fasi sono elencate in un ordine logico, ma nella pratica possono anche sovrapporsi.

–         quando ci viene in mente qualcosa relativo ad una fase successiva, lo si può annotare su un foglio/pagina (per non perdere l’idea). Meglio, però, non passare alla fase successiva, se non si ha completato quella precedente.

–         ogni fase sarà accompagnato dalla preghiera, fondamentale in tutto il processo di predicazione.

Ecco alcune definizioni della predicazione (in particolare della cosiddetta predicazione “espositiva”) tradotte da alcuni testi inglesi di riferimento su questo argomento:

  • “La predicazione espositiva è la comunicazione di un concetto biblico, derivato da e trasmesso attraverso lo studio storico, grammaticale e letterale di un passo nel suo contesto, che lo Spirito Santo prima applica alla personalità e all’esperienza del predicatore e poi, attraverso il predicatore, applica agli uditori.” – Haddon Robinson, Biblical Preaching (Predicazione biblica)
  • “Presentare il reale e corretto significato di un testo biblico in un modo che sia attinente all’ascoltatore contemporaneo.” – Donald Sunukjian, An Invitation to Biblical Preaching (Un invito alla predicazione biblica)
  • “Predicazione = la comunicazione orale di una verità biblica da parte dello Spirito Santo, attraverso una personalità umana, ad uno specifico uditorio, con lo scopo di promuovere una risposta positiva.” – Vines & Shaddix, Power in the Pulpit (Potenza nel pulpito).
  • “Un messaggio espositivo… espone le Scritture traendo da uno specifico testo punti principali e sottopunti, che rivelano il pensiero dell’autore, coprono lo scopo del passo e sono applicate alle vite degli ascoltatori.” – Bryan Chappell, Christ-Centered Preaching (La predicazione incentrata su Cristo)
  • “L’esposizione biblica è la comunicazione del testo ispirato con una tale fedeltà e sensibilità che la voce di Dio è udita e il Suo popolo Gli ubbidisce.” –  John Stott, Between Two Worlds (Tra due mondi).

Queste definizioni ci presentano diversi aspetti della predicazione, che approfondiremo nei prossimi articoli.

Nel frattempo ti incoraggio a chiederti: come definiresti tu la predicazione? Quali degli elementi citati ti sembrano più importanti?

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