Bible-Header_thumb-300x121Vivere per fede vuol dire guardare a Gesù per ogni nostra speranza, gioia e pace. Fare questo vuole dire riconoscere che non abbiamo le risorse spirituali in noi stessi. Al contrario dobbiamo costantemente cercare il misericordioso dono di Cristo, offerto a noi per mezzo dello Spirito. La vita cristiana è dipendenza costante dalla Parola dall’alto. Ogni giorno devo ascoltare la Sua grazia e rinnovare la mia fiducia in lui. Perchè? Perchè ogni giorno dimentico la Sua buona notizia e vivo nella carne.

Nelle Scritture incontriamo il Cristo risorto. Leggiamo la Bibbia non come una offerta spirituale, ma come un ricevere disperato. Apriamo la Bibbia non per impressionare Dio, ma perchè Lui possa impressionare noi nuovamente con il Suo Vangelo. Ci avviciniamo alla nostra devozione giornaliera come mendicanti che chiedono al nostro misericordioso Padre di nutrirci con il Suo pane di vita.

Tradotto dalla prefazione di “The King’s English” di Glen Scrivener.

Annunci

item_8482511-400x250Ho sentito più volte fare riferimento al titolo di questo famoso libro come la sintesi di un approccio alla vita in cui si fa, si sceglie e si decide in base a quello che il proprio cuore desidera.

Ho anche sentito altri citare questo titolo e affermare che non dobbiamo andare dove ci porta il cuore, perchè in questo modo potremmo fare scelte dannose e pericolose.

Di fronte  a questo, la mia domanda, però, è: ma possiamo veramente non andare dove ci porta il nostro cuore?

Nel libro dei Proverbi (Pr 4:23) è scritto che “dal cuore provengono le sorgenti della vita”. Il cuore, inteso come la sede dei nostri affetti (non solo delle nostre emozioni o sentimenti), è il centro della nostra persona. L’uomo è prima di tutto un essere che ama e risponde all’amore, in quanto creato all’immagine di un Dio che è in stesso amore.

Ora, ciò che determina e dirige la vita dell’uomo, ciò che fa veramente la differenza è l’oggetto del nostro amore. Paolo descrive gli uomini (2Ti 3)come amanti di sè stessi (egoisti), del denaro, del piacere… anzichè di Dio. L’uomo, creato per amare Dio, ha rivolto il suo amore verso sè stesso e per questo dal suo cuore, come disse Gesù (Mr 7:20-23), nascono “cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi…”.

Ma cosa accade nel cuore di chi è nato di nuovo per la fede in Gesù? “L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo” (Ro 5:5) ed è questo amore (non i nostri sforzi o la nostra volontà) che può produrre ora nella nostra vita un frutto di pace, gioia, bontà (Ga 5:22).

Ritornando quindi alla domanda iniziale, possiamo veramente non andare dove ci porta il nostro cuore? Se anche in determinati momenti e circostanze possiamo farlo per un certo tempo, la risposta che vedo nelle Bibbia è… no. Noi andiamo dove ci porta il nostro cuore, perchè così siamo stati fatti. Noi andiamo verso quello che è l’oggetto del nostro amore e verso le cose che l’oggetto del nostro amore desidera. 

Quali possono essere le implicazioni di questo nella tua vita? Quali possono essere le applicazioni nel tuo parlare, incoraggiare e anche predicare agli altri?

imagesIn questo blog ho cercato di dare suggerimenti e linee guida per la preparazione di un messaggio.

E’ giunto ora il momento di passare dalla teoria alla pratica

Ho caricato su questa pagina le mie predicazioni, perchè chi è interessato possa ascoltarle anche per vedere come ho cercato di mettere in pratica i principi esposti in questo blog.

Il servizio utilizzato permette anche di scaricare i files per ascoltarli successivamente e di abbonarsi al relativo podcast.

Suggerimenti e commenti da parte di chi li avrà ascoltati sono molto ben accetti!

Con questo articolo apro una nuova categoria del blog chiamata “consigli per la lettura”.

Gli articoli inseriti in questa sezione sono rivolti anche a chi non predica e hanno l’obiettivo di incoraggiare a leggere la Bibbia con gioia e amore per il Signore. Desidero condividere suggerimenti, principi, riflessioni e quant’altro possa essere utile per fare della lettura biblica un momento per incontrare e conoscere meglio Dio.

Inizio condividendo la traduzione di un articolo di Ron Frost dal titolo Leggere la Bibbia dall’inizio alla fine.

La terza e ultima caratteristica di una efficace introduzione è: introdurre al corpo del messaggio.

Il corpo del messaggio è l’idea del messaggio sviluppata nei suoi vari punti e l’introduzione al messaggio ha lo scopo di orientare l’ascoltatore verso questa idea.

Pertanto, nell’introduzione è bene prima di tutto chiarire, in modo più o meno esplicito, quale sarà l’argomento della predicazione.

Se il nostro messaggio sarà poi di tipo induttivo (dove l’idea viene completamente espressa solo alla fine), allora ci limiteremo ad introdurre il primo punto. Se, invece, abbiamo scelto un approccio deduttivo, l’idea stessa verrà espressa nella  introduzione. In questo secondo caso, spiegheremo anche che cosa faremo di questa idea nel corso del nostro messaggio: la spiegheremo, ne daremo dimostrazione o la applicheremo (puoi ricordare a questo riguardo quanto scritto sulla strategia del messaggio).

Soprattutto nel caso di un messaggio deduttivo, è importante che l’introduzione lasci interrogativi e domande in sospeso. Come in una bella storia o un bel film, una tensione non risolta è quello che porta ad un ascolto più attento e concentrato.

L’introduzione è un momento cruciale nel messaggio. Curane la preparazione secondo le linee guida che abbiamo visto e aiuterai i tuoi ascoltatori a ricevere il messaggio della Parola di Dio.

Photo: http://www.flickr.com/photos/waltstoneburner/

Nel precedente articolo ho illustrato la prima delle caratteristiche di una efficace introduzione: suscitare attenzione.

La seconda è: mettere in luce i bisogni.

Diversi studiosi della comunicazione hanno osservato che quando una persona riceve delle informazioni che incontrano i propri bisogni apprende più facilmente ed è più propenso a cambiare la propria opinione.

Se il nostro uditore capisce fin dall’inizio che quello che ascolterà dalla Parola di Dio può veramente essere utile e rilevante per i problemi, le necessità e le tensioni della sua vita di ogni giorno, sarà molto più motivato ed attento. Noi sappiamo che la Bibbia è attuale e può soddisfare i bisogni più profondi dell’uomo ed è molto utile mostrare questo fin dall’inizio del nostro messaggio.

Una domanda, una storia, una esperienza personale o una osservazione su un fatto accaduto sono alcuni dei modi attraverso i quali si può mettere alla luce nell’introduzione uno dei bisogni dell’essere umano che il testo biblico andrò poi a soddisfare.  Ad esempio, io ho recentemente usato nei miei messaggi queste frasi:

  • a volte vorremmo avere un’ora in più al giorno” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa è prioritario nell’uso del nostro tempo)
  • forse ci sono nostri amici o famigliari che hanno ascoltato tante volte la Parola di Dio ma ancora non credono” (per introdurre un testo in cui avremmo visto che cosa determina un ascolto della Parola di Dio che porta frutto)
  • a volte mi trovo così sopraffatto e preoccupato per le situazioni e le circostanze in cui sto vivendo da non riuscire a pensare ad altro” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa può dare certezza e speranza alla nostra vita)
  • chi non vorrebbe vedere il Signore compiere grandi cose nella nostra vita e nella nostra chiesa?” (per introdurre un testo in cui avremmo visto cosa può impedire al Signore di operare nella nostra vita).

Nel pensare all’introduzione del tuo prossimo messaggio, ti consiglio quindi di pensare a quale bisogno della nostra vita viene incontro il testo biblico oggetto della predicazione e di mettere in luce questo bisogno fin dall’introduzione.

Non lasciare l’applicazione solo alla fine del messaggio, ma inizia ad individuare l’ambito in cui applicherai il testo fin dall’inizio. Questo aiuterà molto i tuoi ascoltatori e li preparerà meglio a ricevere l’insegnamento biblico.

Nella foto è raffigurata la “piramide di Maslow”, che rappresenta i bisogni dell’uomo. Puoi leggere di più su Wikipedia

Partire bene è molto importante. Ci sono gare sportive come la Formula 1 o la corsa di velocità dove anche solo un piccolo errore può compromettere il risultato finale.

Anche nella comunicazione e, in particolare, nella predicazione, l’inizio è molto importante. Un buon uso dei primi minuti del messaggio può favorire e aiutare l’ascolto attento dell’intero messaggio.

Nel suo libro “Biblical Preaching” (la Predicazione Biblica) Haddon Robinson spiega che una introduzione al messaggio efficace dovrebbe avere 3 caratteristiche:

  1. suscitare attenzione
  2. mettere in luce i bisogni
  3. introdurre al corpo del messaggio

Mi soffermo ora sulla prima, lasciando le altre per un prossimo articolo.

Suscitare attenzione

Non possiamo assumere che i nostri ascoltatori siano sempre motivati ad ascoltare. Dobbiamo essere onesti nel dire che spesso ci sono distrazioni o preoccupazioni nella mente di chi si siede davanti al pulpito. A volte, anche solo la stanchezza rende difficile la concentrazione. Per questo è importante risvegliare l’attenzione fin dai primi minuti, perchè più andiamo avanti, più è difficile farlo.

I modi per suscitare interesse possono essere diversi. Robinson cita ad esempio:

  • un paradosso
  • una domanda retorica
  • un fatto sorprendente
  • una statistica
  • una battuta
  • una storia
  • un commento provocatorio e cuorioso sul testo (se è già stato letto)

Ricordi una introduzione che hai fatto o che hai ascoltato che è stata particolarmente efficace nel risvegliare l’attenzione? Condividila nei commenti!

Avete mai predicato lo stesso messaggio in più di una chiesa?

Poco tempo fa, sono stato invitato in una chiesa e mi è stato chiesto di predicare un testo, su cui avevo già predicato circa 2 anni prima. Vorrei approfittare di questa recente esperienza per condividere alcune riflessioni sul riutilizzo di messaggi.

Sicuramente, predicare su un testo già predicato permette di recuperare molto tempo, perché tutta la fase di studio del testo (e fino alla determinazione dell‘idea del testo) è già stata svolta.

Non penso, però, che si possa ripredicare lo stesso identico messaggio ad una chiesa diversa. Come ho già scritto in altri articoli, infatti, la predicazione è l’esposizione di un testo biblico ad uno specifico uditorio. Pertanto, essendo diverso l’uditorio, non può essere esattamente uguale il messaggio.

Tutta le fasi successive alla determinazione dell’idea del testo, devono essere in qualche modo riviste, alla luce di chi ci ascolterà. Ad esempio, le stesse applicazioni e illustrazioni che ho usato per predicare una chiesa con molti anziani non saranno ugualmente efficaci per un gruppo di soli giovani. Oppure, se nella mia chiesa non ho speso molto tempo per illustrare il contesto del libro perché sto predicando una serie di messaggi, lo dovrò sicuramente fare in una chiesa diversa.

Quanto più tempo è passato dalla prima predicazione, poi, tanto più sarà importante anche “rinfrescare” il nostro studio del testo e del suo contesto. Personalmente ho trovato particolarmente utile rileggere tutto il libro nel quale si trova il testo oggetto della predicazione ed in questa rilettura ho anche notato aspetti che non avevo colto pienamente la prima volta che l’ho studiato. D’altronde, la Parola del Signore è “vivente” (Eb 4:12) e le esperienze di vita e gli insegnamenti ricevuti ci permettono di raccogliere sempre più in profondità le ricchezze delle Scritture.

In conclusione, ho anche constatato l’utilità di avere scritto in occasione della prima predicazion un manoscritto completo di tutto il messaggio. A distanza di tempo, non ricordavo diversi particolari del testo e della sua interpretazione e mi è stato utile lavorare su quel manoscritto, adattandolo al mio nuovo uditorio e utilizzando i nuovi elementi che avevo raccolto nello studio del testo.

“Riciclare” un messaggio è una pratica comune a tutti i predicatori, penso, ma ricordiamoci che richiede comunque un tempo di preparazione specifico (da non sottostimare) perché la nostra conoscenza del testo sia “viva” nel nostro cuore e le nostre parole siano indirizzate alle persone che ci ascolteranno.

Ci sono altri aspetti per te importanti su questo argomento? Vuoi condividere la tua esperienza? Scrivilo nei commenti.

Dalla lettura di alcuni articoli che ho scritto finora su questo blog (in particolare quelli che descrivono il “processo di predicazione“) potrebbe sembrare che il metodo sia l’aspetto più importante nella predicazione.

Sono assolutamente convinto dell’utilità di conoscere i principi fondamentali dell’interpretazione di un testo e della comunicazione (molti validi anche per testi che non siano la Bibbia). Molte di queste “regole” ci aiutano a non dire quello che il testo non dice e a comunicare in modo comprensibile la verità biblica. Avere un metodo, poi, è molto utile nei primi anni della nostra esperienza come predicatori, perché ci aiuta a consolidare quelle abitudini che ci permettono di essere “fedeli” alle Scritture.

Il metodo, però, non è l’aspetto prioritario nella predicazione, né la sua descrizione vuole essere l’obiettivo principale di questo blog.

Quello che desidero promuovere, infatti, è una visione.

  • Una visione di Dio che ci ama e che vuole avere una relazione con noi.
  • Una visione della Bibbia come la rivelazione di Dio, attraverso la quale possiamo conoscere il Suo cuore e quello che Lui desidera per noi.
  • Una visione della predicazione che mette veramente al centro Dio e la Sua Parola, che ne comunica correttamente il significato senza preconcetti e ne promuove l’applicazione concreta nella vita di oggi, che tiene conto della personalità e dei bisogni delle persone che ascoltano.

Tutto quello che scrivo (compresi gli articoli che potrei definire “tecnici”) ha lo scopo di illustrare questa visione biblica della predicazione ed aiutare a realizzarla.

La predicazione della Bibbia è stata usata in questo modo da tanti uomini di cui ci leggiamo nelle Scritture e nella storia della Chiesa, attraverso i quali Dio ha prodotto rinnovamenti straordinari. Anche noi oggi possiamo sicuramente raccontare di come Dio ci abbia parlato in modo speciale attraverso il messaggio di uomini che hanno predicato con cuore e sotto la guida dello Spirito la verità della Bibbia.

La mia preghiera e l’intento di questo articoli è che tutto questo possa realizzarsi sempre di più, ogni volta che la Bibbia viene aperta e predicata.

Photo: http://www.loonwatch.com

In alcuni paesi, domani 31 ottobre si celebra il Giorno della Riforma, festività nata per ricordare la Riforma Protestante. Il 31 ottobre 1517, infatti, Martin Lutero affisse le note 95 tesi nel portale della cattedrale di Wittenberg, in Germania.

Voglio cogliere questa occasione per ricordare il ruolo centrale che ebbe la predicazione della Bibbia in questo straordinario movimento. Per farlo vi traduco un brano tratto da uno testi che descrivono la Riforma Protestante, The Unquenchable Flame” (la fiamma inestinguibile) di Michael Reeves. Questo brano descrive il periodo della vita di Lutero successivo alla scomunica da parte del papa Leone X e dell’imperatore Carlo V:

Lutero […] ritornò a Wittenberg e, anzichè usare la forza per riformare, cercò di persuadere le persone con le Scritture attraverso una semplice e chiara predicazione. Egli credeva che la Parola di Dio dovesse prima convincere le persone e allora le vecchie corrotte strutture sarebbero collassate. Questo è esattamente quello per cui era stato davanti all’imperatore e cioè  che le Scritture dovessero guidare e dettare il pensiero e la condotta. Di conseguenza, Lutero non pensò mai di dovere ideare un grande programma per diffondere la Riforma. Egli voleva semplicemente “dare via libera” alla Parola di Dio e lasciar fare ad essa tutto il lavoro.

Possa questa convinzione nella potenza della Parola di Dio essere di esempio anche a noi oggi!

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